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BOLOGNA, FASCINO MEDIEVALE E SEGRETI DA SCOPRIRE

Bologna, la mia città. Dopo anni passati a percorrere le sue strade senza dedicare che uno sguardo distratto alle opere architettoniche disseminate in ogni angolo, ho deciso di fermarmi un istante a osservarle. E solo allora ho compreso cosa ci facessero tutti quegli sciami di turisti intenti a ronzare attorno alla Fontana del Nettuno, o in fila attendendo di percorrere i quasi 500 scalini della Torre degli Asinelli.

Tutto il centro storico di Bologna, dalle porte cittadine fino a Piazza Maggiore, è un susseguirsi di meraviglie risalenti al Medioevo e un pullulare di sorprese, più o meno segrete e leggendarie, che meritano di essere ammirate.

Non potevo che dedicare alla città di Bologna il mio primo articolo.

Ecco allora che ho pensato al modo più facile di far scoprire la mia città a chi sta pensando di farvi visita, ideando un itinerario turistico perfetto e riportando qualche segreto e curiosità che ti farà salire la voglia di vedere coi tuoi occhi.

Con la speranza che possa esserti valido aiuto nella pianificazione del tuo viaggio, non mi rimane che augurarti buona lettura!

COSA TROVERAI IN QUESTO ARTICOLO:

  • COSA VEDERE A BOLOGNA:
    • Stazione Centrale di Bologna;
    • Via dell’Indipendenza;
    • Piazza del Nettuno;
    • Piazza Maggiore;
    • Museo Civico Archeologico e Archiginnasio;
    • Palazzo della Mercanzia e Quadrilatero;
    • Piazza di Porta Ravegnana e Due Torri;
    • Torre Prendiparte;
    • Ghetto Ebraico;
    • Torresotto e Via Piella.
  • SANTUARIO DELLA MADONNA DI SAN LUCA;
  • I 7 SEGRETI DI BOLOGNA:
    1. Il Nettuno e la maliziosa prospettiva;
    2. Un inaspettato telefono senza fili;
    3. I cocci nascosti;
    4. Una preziosa reliquia;
    5. Le frecce dei briganti;
    6. La “Piccola Venezia” bolognese;
    7. Pane, canapa e vino.

COSA VEDERE A BOLOGNA

Bologna è una città che vanta una storia secolare e una indiscutibile bellezza dal sentore medievale. Per visitare il suo centro storico potrebbe bastare anche solo una passeggiata in giornata, ma questa città richiede almeno 2 giorni per essere conosciuta nella sua autenticità.

Ho creato quindi un itinerario di visita perfetto per non farti perdere neanche un angolo di questo centro cittadino e, in base al tempo che puoi dedicare alla visita, puoi decidere se farti una semplice camminata o soffermarti ad esplorare le principali attrazioni turistiche.

Stazione Centrale di Bologna

Il punto di partenza della visita della città di Bologna non poteva che essere la Stazione Centrale di Bologna. Oltre a essere il principale punto di arrivo al centro cittadino – sia che deciderai di arrivare in treno o autobus, ma anche in aereo – costituisce, ancora oggi, una ferita aperta nella storia contemporanea della città.

Facciata della Stazione Centrale di Bologna

Alle ore 10:25 di sabato 2 agosto 1980, un ordigno esplosivo a tempo, contenuto in una valigia abbandonata, venne fatto deflagrare in una sala d’aspetto di seconda classe gremita di turisti e persone in transito, causando 85 vittime e oltre 200 feriti. Si tratta di uno dei più gravi atti terroristici avvenuti in Italia durante i cosiddetti “anni di piombo”.

Ogni anno, la mattina del 2 agosto, si celebra la commemorazione delle vittime di questo grave fatto di cronaca nera con iniziative di vario genere. La più impattante e significativa, a mio avviso, è stata realizzata nel 2022 con il progetto “A destino”: 85 cittadini volontari, in collaborazione con una associazione teatrale, trasportando ognuno una valigia bianca contenente lettere e biografie delle vittime, portarono simbolicamente a destino il viaggio di chi fu coinvolto dallo scoppio della bomba. Giunti a destinazione, consegnarono poi la valigia a un passante, per permettere alla memoria di viaggiare e a questo evento di non essere mai dimenticato.

Fermati quindi nella piazzetta antistante la stazione, ovvero Piazza delle Medaglie d’Oro, e osserva la sua facciata anteriore in mattoni; noterai tre orologi: uno digitale, al centro, e due analogici, ai lati. L’orologio analogico posto alla tua sinistra segna ancora le ore 10:25, ovvero l’orario in cui si fermò a causa della deflagrazione.

La stazione dei treni si trova su una delle estremità di quella sorta di esagono che costituisce il perimetro del centro cittadino. Per spostarsi tra le varie tappe di questo itinerario in centro storico non è quindi necessario servirsi di un autobus urbano. Basterà lasciarti alle spalle la stazione dei treni e incamminarti verso sinistra, seguendo il fiume di persone che, quasi costantemente, affollano i passaggi pedonali del piazzale.

Dall’altra parte della strada, non potrai fare a meno di notare l’enorme suino col cappello da cuoco e il grembiule bianco che ti invita a entrare in un negozio di gastronomia offrendoti un gigantesco panino con la mortadella. Oltre che a scattare simpatiche foto insieme alla mascotte, con la meravigliosa insegna come sfondo, a seconda dell’orario puoi anche concederti uno spuntino veloce per assaggiare i salumi della tradizione bolognese, prima fra tutti la mortadella – definita spesso anche semplicemente come “Bologna”.

Ma se l’orario di passaggio non ti permette questa veloce sosta gastronomica, ho una alternativa molto allettante della quale ti parlerò fra qualche riga.

Mascotte di un negozio di salumi bolognesi

Poco oltre questo negozietto, si trova anche l’ingresso di un piccolo centro commerciale dotato di una sorta di cortile interno, dove sono esposti gadget di ogni tipo e diverse tipologie di souvenir della città, come ciondoli e calamite a forma di tortellino.

In uscita da questa galleria, ti troverai davanti una delle antiche porte della città.

A partire dal III secolo vennero infatti progressivamente erette ben 3 cerchia di mura a protezione della città, rimaste in piedi fino agli inizi del XX secolo. Col fine di creare spazio per la costruzione delle strade cittadine, e adattare la trama urbanistica alle nuove esigenze della popolazione afferente alla città, le mura vennero purtroppo gradualmente abbattute. Una testimonianze della terza cerchia muraria, ovvero quella più esterna, sono 10 porte cittadine, delle 12 erette in origine, sopravvissute fino a oggi. La struttura collocata in Piazza XX Settembre, cioè la piazzetta che incontrerai in uscita dalla galleria in vicinanza alla stazione dei treni, è proprio una di queste, ovvero Porta Galliera, che presenta ancora un piccolo fossato attraversato da un ponte di ingresso alla città.

Della seconda cerchia di mura invece rimangono solamente 4 delle 18 porte anticamente costruite, chiamate serragli o torresotto, che prendono il nome dalla strada sulla quale sorgono.

Alla sinistra della porta, dall’altra parte della strada, si trovano i ruderi della omonima fortezza, costruita e abbattuta ben 5 volte. Il primo Castello di Galliera fu infatti eretto nel XIV secolo per essere poi distrutto un paio di anni più tardi, mentre l’aspetto attuale – con fossato e torrioni di guardia – risale alla ennesima ricostruzione del XVI secolo.

Questa fortificazione dal passato burrascoso si colloca in adiacenza al Parco della Montagnola, il più antico giardino cittadino, fondato alla fine del XVII secolo come luogo di svago e di intrattenimento per gli abitanti della città. Il nome attribuitogli è dovuto alla piccola collina artificiale sulla quale sorge, in quanto, in epoca medievale, era un’area destinata all’accumulo di macerie e rifiuti. Secondo una leggenda popolare, questo piccolo colle sul quale fu realizzato il parco, fu creato proprio dall’accumularsi delle macerie derivanti dalle ripetute distruzioni della sventurata fortezza.

Per accedere a questo parco sopraelevato si risale una meravigliosa scalinata monumentale in marmo del 1896 denominata Scalinata del Pincio, adornata da una fontana alla sua base. Su questa fontana è scolpita una giovane fanciulla intrappolata tra le grinfie di una piovra; non si tratta di una fanciulla qualunque…ma di questo te ne parlo più avanti.

Scalinata monumentale del Pincio e Fontana marmorea

Via dell’Indipendenza

Da qui ha inizio Via dell’Indipendenza, la via centrale più nota di tutta Bologna. Un susseguirsi di vetrine di negozi, bar e attività commerciali di vario genere allineati sotto la protezione dell’elemento architettonico per eccellenza della città: i portici. Percorrere i portici di questa arteria urbana è una delle attività che puoi svolgere per sentirti un vero bolognese: nel fine settimana, infatti, a partire dalla solitamente trafficatissima Via dell’Indipendenza, le vie del centro storico sono parzialmente o interamente chiuse al circolo dei mezzi e si affollano di persone che si concedono la classica “vasca” in centro.

Poco prima della fine della strada, passando inspiegabilmente spesso inosservata, si trova la Cattedrale Metropolitana di San Pietro, principale luogo di culto della città, al quale è stata attribuita la elevazione a “metropolitana” nel corso del XVI secolo. Risalente anticamente ben al X secolo, l’aspetto gotico attuale deriva da una serie di ristrutturazioni avvenute nei secoli seguenti. Al suo interno è possibile visitare il museo della cattedrale e, nel fine settimana, risalire alla cima del suo campanile di 70 metri (altezza che lo rende la seconda torre per altezza della città) fino alla grossa campana – chiamata “la nonna” – che dimora nella cella campanaria.

Ma ritorniamo alla cosiddetta “vasca”; si perché il momento più emozionante di questa passeggiata in centro storico è proprio l’arrivo nel punto dove Via dell’Indipendenza si interrompe all’incrocio con Via Ugo Bassi e Via Rizzoli. Lo scorcio che si apre in fondo a questa importante via porticata è uno dei più spettacolari della intera città.

Fermati al limitare del portico che costeggia la via sul fianco sinistro e pre-assapora ogni elemento che ti appare dinnanzi: una manciata di meravigliosi edifici in pietra rossa, e una fontana marmorea, affacciati su una vasta area pedonale; volgendo lo sguardo a sinistra, invece, si staglia in lontananza il profilo di due delle strutture più emblematiche della città. Ma, se stai ammirando questa vista sotto al portico consigliato, guarda anche per terra e, soprattutto, sopra alla tua testa, per scoprire uno dei segreti di Bologna – o, a mio avviso, una delle sue curiosità.

Da precisare è innanzitutto che la stragrande maggioranza dei palazzi e delle costruzioni che puoi trovare nel pieno del centro storico sono realizzati con la pietra rossa, elemento strutturale talmente tipico della città da farle attribuire il soprannome di “Bologna la rossa”.

Piazza del Nettuno

Attraversa la strada e fermati al centro di Piazza del Nettuno, una piazza nata nel XVI secolo dall’abbattimento di un isolato di fabbricati.

L’edificio che ti trovi sulla destra è Palazzo d’Accursio, un palazzo settecentesco il cui aspetto ricorda un sontuoso castello, antica sede del Comune cittadino. In questa ala del “castello” è ospitata la Sala Borsa, spazio culturale che offre ogni qualsivoglia strumento di conoscenza contemporanea e di alfabetizzazione multimediale, inaugurato a inizio millennio.

Piazza Coperta della Sala Borsa

Al suo interno puoi trovare una cosiddetta piazza coperta, il cui pavimento custodisce la testimonianza della stratificazione di antichi insediamenti datati addirittura indietro fino al VII secolo a.C..

Sul lato sinistro della piazza si affaccia invece Palazzo Re Enzo, un incantevole palazzo medievale risalente al XIII secolo, ovviamente interamente costruito con gli immancabili mattoni rossi. Inizialmente ideato come mero ampliamento degli edifici comunali, nel corso del secolo funse da residenza del re Enzo di Sardegna, qui detenuto come prigioniero – personaggio al quale deve la sua attuale denominazione. Agli inizi del Novecento venne sottoposto a un meticoloso lavoro di restauro che permise di ripristinarne l’aspetto gotico ricostruendo le merlature, le arcate al pianterreno e la scala esterna.

Il palazzo Re Enzo è visitabile solamente durante uno dei circa 150 eventi che si tengono al suo interno ogni anno, alcuni dei quali anche gratuiti.

Cortile interno di Palazzo Re Enzo

All’angolo del palazzo, a qualche metro di altezza, non perderti quello che a uno sguardo veloce potrebbe sembrarti un semplice lampione spento. Questo enorme lampione in ferro battuto venne istallato nel corso del restauro novecentesco e viene chiamato Lampione dei Neonati: secondo la leggenda, essendo controllato direttamente dalle sale parto dei grandi ospedali metropolitani, a ogni nuova nascita questo lampione viene illuminato per segnalare il lieto evento. Che sia vera o meno, questa leggenda è molto affascinante e rende questo dettaglio uno spot da non perdere in una visita alla città.

Lampione dei Neonati in Piazza del Nettuno

Al centro della Piazza del Nettuno si erge infine la Fontana del Nettuno, considerata uno dei simboli di Bologna: la puoi trovare infatti disegnata su molte cartoline e souvenir della città.

Edificata nel corso del XVI secolo in marmo e bronzo dallo scultore fiammingo Giambologna, rappresenta il potere pontificio: la imponente statua del Dio Nettuno che governa le acque simboleggia infatti il papa che, dall’alto della sua posizione, governa il mondo. Ai quattro angoli della statua sono scolpiti altrettanti putti, sorreggenti ognuno un delfino, che hanno il compito di rappresentare i principali fiumi dei 4 continenti – Gange, Nilo, Rio delle Amazzoni e Danubio – e quindi il mondo, per come era anticamente conosciuto.

Come piccola curiosità, la casa automobilistica Maserati ha tratto ispirazione proprio da questo monumento per la realizzazione del suo logo, ovvero il tridente.

Questa statua viene amorevolmente soprannominata dai bolognesi al Zigant, ovvero “Il Gigante” in dialetto bolognese, per le sue imponenti dimensioni. Sempre molto amorevolmente, ai bolognesi piace pensare che la sposa di questo gigante sia proprio la splendida fanciulla scolpita sulla fontana marmorea della Scalinata del Pincio.

Oltre a un retroscena amoroso, questa fontana nasconde anche il segreto di Bologna più ricco di malizia.

La fontana in questione è stata recentemente sottoposta a una implementazione dei sistemi di protezione volta a impedire ai malintenzionati di danneggiare l’opera. A causa dei continui comportamenti potenzialmente indecorosi o dannosi per la sua integrità, la videosorveglianza da parte di un presidio dei vigili urbani non era più abbastanza per impedire che turisti di tutte le nazionalità potessero utilizzare il monumento come bivacco o – addirittura – come lavandino. Questo intervento di “protezione non invasiva” consiste in una altissima cancellata metallica nera che impedisce a chiunque di avvicinarsi, anche per scattarsi la classica foto da tenere come ricordo. Da bolognese, mi si spezza il cuore a vedere questa magnifica opera imprigionata, ma spero che questo intervento serva per donarle una lunga vita e meravigliare altri milioni di turisti nei secoli a venire.

Piazza Maggiore

La piazza del Nettuno si continua con Pazza Maggiore, da sempre cuore pulsante della autentica “bolognesità”.

Per capire quanto questa antica piazza costituisca un importante luogo di incontro per i bolognesi, siediti sul cosiddetto “crescentone” – ovvero il gradino che circonda la piazza stessa – e prenditi un momento per contemplare le facciate degli edifici e osservare quello che succede in questo spazio cittadino. Oltre agli artisti di strada che riempiono di energia questo luogo di incontro, quasi ogni fine settimana si svolgono iniziative e manifestazioni di qualsiasi genere.

Nel periodo estivo viene anche organizzato un evento di cinema serale all’aperto. La cineteca di Bologna è infatti una delle cineteche più importanti in Europa e, a inizio estate, organizza l’evento cinema ritrovato dove propone, in lingua originale e sotto le stelle, film rari e poco conosciuti.

Su Piazza Maggiore si affacciano alcuni edifici degni di nota. Innanzitutto, sul lato destro della piazza si trova la struttura principale del Palazzo d’Accursio o Comunale, in quanto ospitante il Comune di Bologna dal XIV secolo. Al nucleo più antico, risalente al XIII secolo, si sono nei secoli aggiunti altri edifici che comprendevano anche la dimora di Accursio, maestro di diritto da cui prende il nome. La sua torre d’Accursio, a metà del XV secolo venne arricchita di un enorme orologio – motivo per il quale viene conosciuta da tutti come “Torre dell’Orologio”. Con i suoi 6.40 metri di diametro, l’orologio qui presente è tra i più grandi d’Italia; talmente enorme che è stato necessario un lavoro di innalzamento di ben 10 metri del vecchio edificio per permetterne l’istallazione.

Torre d’Accursio con il grande orologio

Oltre ad ammirare le numerose sale del palazzo e le Collezioni Comunali d’Arte custodite nel museo civico ospitato al suo interno, grazie a un restauro è nuovamente possibile visitare la torre, fino a raggiungere il meccanismo interno che muove le lancette dell’orologio.

La visita delle Collezioni Comunali e della Torre dell’Orologio prevede l’acquisto di un biglietto [8€ orari 10:00-17:20/18:20] e permette di osservare da vicino i meccanismi dell’orologio, oltre che di godere di una visuale unica su Piazza Maggiore.

Sull’altro lato della piazza si trova Palazzo del Podestà, un palazzo di epoca medievale che, sotto al suo affascinante “voltone”, nasconde un altro dei segreti di Bologna.

Come suggerito dal nome, funse anticamente da sede del governo cittadino – operato appunto dalla figura del podestà – e la sua torre campanaria, chiamata Torre dell’Arengo, aveva la funzione di richiamare i cittadini a raccolta in occasione di eventi straordinari.

Proprio di fronte al Palazzo del Podestà si affaccia la chiesa più grande e importante di Bologna, ovvero la Basilica di San Petronio, dedicata al patrono cittadino. Con i suoi 132 metri di lunghezza, 60 metri di larghezza e una altezza massima di 45 metri circa, la Basilica di San Petronio è la 7° chiesa più grande della cristianità. La sua costruzione, iniziata alla fine del XIV secolo, prevedeva un progetto talmente ambizioso che la avrebbe portata a divenire più imponente della Basilica di San Pietro a Città del Vaticano. Seconda la leggenda, però, papa Pio IV ostacolò la realizzazione di tale progetto invitando i costruttori a concentrarsi su un altro palazzo del centro storico, ovvero l’Archiginnasio.

Facciata della Basilica di San Petronio

Che si tratti di leggenda o semplice verità, questo cambio di progetto è realmente avvenuto e lo si può notare osservando la facciata della Basilica: la parte inferiore della struttura è marmorea, come d’altronde avrebbe dovuto essere interamente, mentre la parte superiore è stata completata con gli onnipresenti mattoni rossi.

All’interno di questa Basilica a tre navate sono presenti 22 cappelle sontuosamente affrescate ma anche due dei primati della città, ovvero la meridiana più lunga al mondo, con la sua lunghezza di 67.27 metri, e l’organo più antico al mondo ancora in uso, risalente al XV secolo.

Come per tutti i luoghi di culto sacri di quasi ogni religione, per entrare a visitare questa Basilica è opportuno coprire spalle e gambe – anche in piena estate.

Al Santo Patrono di Bologna, ovvero San Petronio, è dedicato un piatto della tradizione bolognese chiamato Pane di San Petronio; questo pane farcito con prosciutto e parmigiano viene preparato, dalle mani esperte delle massaie bolognesi, ogni 4 ottobre.

Museo Civico Archeologico e Archiginnasio

Sul fianco sinistro della basilica, si estende Via dell’Archiginnasio sulla quale trovano luogo due perle nascoste della storia bolognese.

Il primo edifico incontrato è il Museo Civico Archeologico di Bologna, ospitato all’interno di Palazzo Galvani. Considerato tra i più importanti musei della città, custodisce collezioni che raccolgono reperti storici che vanno dalla Preistoria fino all’epoca romana.

Legato a questo museo ho un tenero ricordo di infanzia: penso che ogni bambino o bambina che abbia frequentato la scuola elementare nella provincia di Bologna abbia visitato la collezione egizia di questo museo, la terza per importanza in Italia, situata al piano seminterrato sul lato sinistro dell’edificio. Risalendo invece la scalinata esterna del cortile interno è possibile accedere alle ricchissime sezioni romana, greca ed etrusco-italica. A mio avviso, una fermata imperdibile in una visita in città di almeno due giorni.

Il biglietto di ingresso costa 6€ ma sono previste riduzioni/esenzioni per bambini e universitari. Chiuso il martedì.

A pochi passi di distanza dal museo, si trova anche Palazzo dell’Archiginnasio, il palazzo più famoso e significativo della città, anticamente istituito per ospitare le lezioni dell’Università di Bologna. L’Alma Mater Studiorum fu la prima università del mondo occidentale, primato che ha valso alla città il soprannome di Bologna “la Dotta”.

La meraviglia provata durante la visita a questo palazzo inizia già dall’ingresso del cortile interno, coi suoi portici dal soffitto dorato superbamente decorati, ed esplode percorrendo le scalinate che conducono al piano superiore. Una visita a questo palazzo non è solo caldamente consigliata, ma è proprio un obbligo durante la tua visita alla città.

Di notevole importanza è il suo meraviglioso Teatro Anatomico, costruito nel XVII secolo in legno intagliato, dove sono esposte le “Statue degli Spellati”. Al piano superiore ospita due aule magne – una per gli Artisti e una per i Legisti (definita Stabat Mater) – e, a partire dalla prima metà del XIX secolo, il Palazzo dell’Archiginnasio accoglie anche una meravigliosa Biblioteca Comunale visitabile liberamente.

Il biglietto di ingresso per visitare il Teatro Anatomico e la Stabat Mater ha un costo di 3€. Chiuso la domenica.

Se la visita a questo luogo non è stata abbastanza per farti uscire col torcicollo, all’uscita prosegui dritto fino in fondo alla via per rincarare la dose: i portici di Via Farini sono, a mio avviso, il tratto di portico più affascinante di tutta Bologna. Questo tratto di portici ti conduce in Piazza Cavour, dove concederti una breve sosta per salutare una icona della musica bolognese. Nel piccolo parco che sorge al centro della piazza si trova infatti una panchina con la statua bronzea dedicata a Lucio Dalla, famoso cantautore e musicista bolognese scomparso il 1 Marzo del 2012.

Per gli appassionati di shopping di lusso, invece, da Via Farini si accede anche alla Galleria Cavour, galleria commerciale che offre negozi di brand di alta moda e gioielleria esclusiva.

Palazzo della Mercanzia e Quadrilatero

Dopo esserti rifatto gli occhi, ritorna nei pressi di Piazza Maggiore, in particolare davanti a Palazzo della Mercanzia, sede della Camera di Commercio, Industria, Agricoltura e Artigianato da fine XIV secolo. Al centro della sua caratteristica facciata in mattoni rossi spicca un piccolo balcone in marmo bianco, coperto da una enorme guglia, dal quale venivano anticamente lette le sentenze del tribunale mercantile.

Palazzo della Mercanzia di Bologna

Ma non ti ho portato davanti a questo edificio solo per il suo fascino estetico e architettonico; si, perché all’interno di Palazzo della Mercanzia viene conservato un qualcosa di molto sacro per i bolognesi. Ciò che viene qui conservato ha a che fare con la sacralità della tagliatella e rientra tra i segreti di Bologna.

Il Palazzo della Mercanzia può essere visitato solo partecipando a una visita di gruppo organizzata. Mi è capitato di partecipare a una visita guidata qualche anno addietro e mi ricordo la mia meraviglia nell’osservare la miriade di stemmi delle Compagnie delle “arti maggiori” e gli emblemi araldici delle famiglie dei giudici del tribunale dei mercanti dipinti sul muro e le sale con tetto in legno e pareti marmoree: questo per dirti che, se sei appassionato di antichi palazzi, non ti devi perdere una visita anche a questo.

Se non riesci a entrare e vedere coi tuoi occhi il segreto qui custodito, non ti rimane che sperimentare questo famoso piatto della tradizione culinaria bolognese in uno dei ristoranti del centro, rigorosamente arricchito da una buona dose di ragù alla bolognese. E vedi di farti rimanere spazio, perché devi assaggiare assolutamente anche i tortellini! La cucina bolognese è conosciuta e apprezzata in tutto il mondo e la sua golosità – e abbondanza – non per niente ha fatto attribuire alla città il soprannome di Bologna “la Grassa”.

Negozio di tortellini e pasta fresca nel Quadrilatero

Se ami portare a casa souvenir culinari dai tuoi viaggi, allora non devi fare altro che immergerti nel gomitolo di viuzze medievali raccolto tra Palazzo della Mercanzia e Piazza Maggiore e fermarti in uno dei negozi di produzione e vendita di pasta fresca, rigorosamente prodotta dalle classiche “sfogline”, ovvero le massaie dedite alla tiratura della sfoglia. In quest’area, denominata Quadrilatero, soprattutto al mattino, puoi trovare anche enormi e invitanti banchi di vendita di pesce fresco e frutta e verdura, frequentati da turisti ma, soprattutto, dagli abitanti della città. In questo angolo urbano, puoi trovare anche food court e tanti bar e ristoranti – con i classici tavolini lungo la strada che, personalmente, adoro – dove fermarti per un aperitivo veloce o, perché no, un pranzo o una cena.

Per gli amanti del genere, passeggiando per via Capraie – la via sghemba che origina da Piazza della Mercanzia – potrete imbattervi in omaggi ai grandi del Jazz con lo stile hollywoodiano della “walk of fame” (solo in versione molto mini). Si tratta infatti della “Strada del Jazz” dove, negli anni ‘50 del secolo scorso, aveva sede il Disclub del fondatore del Bologna Jazz Festival Alberto Alberti, colui che fece diventare Bologna una delle capitali europee del jazz.

Sempre in questa strada, si trova una delle sedi della storicissima Pizza Altero, la pizzeria resa nota da una canzone di Lucio Dalla.

Per prima cosa
mangio una pizza
da Altero

da “Dark Bologna” di Lucio Dalla

Ma in questo angolo della città puoi anche vivere una esperienza culinaria diversa dal solito e anche molto conveniente. Come ti ho accennato a inizio articolo, una di quelle cose che non ti puoi permettere di non assaggiare in un viaggio a Bologna è proprio la mortadella. E allora, passeggiando tra le vie del Quadrilatero, procacciati un bel panino alla mortadella in una salumeria artigianale storica come “Simoni” o “Tamburini” e concediti un bel calice di vino alla Osteria del Sole, l’osteria più antica di Bologna e tra le più antiche nel Mondo. Hai capito bene: in questa osteria vendono solo vino e birra (gli astemi non sono ammessi) mentre il cibo te lo devi portare da fuori.

Piazza di Porta Ravegnana e Due Torri

Da Piazza della Mercanzia ci spostiamo finalmente in Piazza di Porta Ravegnana dove, oltre alla statua del santo protettore cittadino San Petronio, ci attendono i simboli per eccellenza della città: le famosissime Due Torri di Bologna. Ma facciamo un piccolo passo indietro.

Dal XII al XIV secolo la città visse un periodo di vera e propria corsa al cielo con l’innalzamento di più di un centinaio di torri ad occupare i cieli urbani. Questo episodio storico portò la città di Bologna ad essere conosciuta col soprannome di Bologna “la Turrita”. Di tutta questa moltitudine di torri ne sono giunte a noi solo una ventina, tra le quali, appunto, le Due Torri.

Le Due Torri di Bologna – la Torre degli Asinelli e la Torre Garisenda – sono senza dubbio considerate il simbolo della città medievale e sorgono al centro di Piazza di Porta Ravegnana. Il nome della piazza deriva probabilmente da una delle antiche porte, facenti anticamente parte della prima cerchia di mura, dalla quale si dipartiva via San Vitale, percorrendo la quale si poteva appunto raggiungere la città di Ravenna. In epoca medievale, in questa piazza si teneva un importante mercato nel quale si commerciavano principalmente tessuti, ma anche mobili, pentole e altri prodotti.

Le Due Torri sono compagne di vita di lunga data: sono infatti entrambe sorte e cresciute insieme nel corso del XII secolo. Da quasi mille anni osservano, silenziosamente, la evoluzione della città e i fatti storici che hanno avuto luogo nel territorio urbano.

La Torre Garisenda è la più bassa delle due torri, con una altezza di quasi 48 metri. La sua forte pendenza la rese, da subito, inutilizzabile a scopo militare e costrinse, inoltre, a un intervento strutturale nel XIV che si concluse con il suo accorciamento di quasi 20 metri, come prevenzione di un eventuale crollo.

“Qual pare a riguardar la Garisenda
sotto ‘l chinato, quando un nuvol vada
sovr’essa sí, che ella incontro penda
tal parve Anteo a me che stava a bada
di vederlo chinare”

Dante Alighieri – Divina Commedia, Inferno, canto XXXI

La Torre della Garisenda non è visitabile all’interno.

La meravigliosa imponenza delle Due Torri di Bologna

La Torre degli Asinelli ha invece una altezza di poco più di 97 metri e una pendenza di 1.3 gradi, primato che la rende la torre pendente più alta d’Italia. Nel corso dei suoi quasi 900 anni di vita ha subito terremoti, fulmini, incendi ed è stata anche accidentalmente colpita da una palla di cannone, ma è ancora dignitosamente in piedi!

Durante l’orario di apertura è possibile risalire fino alla terrazza panoramica grazie a scale di legno che contano complessivamente quasi 500 scalini. I primi metri di salita avvengono all’interno della base tramite una stretta scala a chiocciola che si apre poi nel primo ampio ambiente delimitato dalla immancabile pietra rossa. Percorse le prime rampe di quella che sembra essere una interminabile scala di legno a pioli, si raggiunge il primo dei tre pianerottoli di sosta che scandiscono i circa 97 metri di risalita: informazione di servizio essenziale se, come me, ti dovesse venire la brillante idea di salire in un soleggiato pomeriggio d’estate, dopo esserti scofanato un pranzo a base di cotoletta alla bolognese e vino rosso – direttamente dalla mia “don’t try this at home” list. Dopo gli ultimi gradini, così piccoli da trovare a stento il posto per il proprio piede, si accede infine alla terrazza panoramica dalla quale poter ammirare finalmente la impagabile vista. Da lassù, i rumori della città si percepiscono ovattati e lontani e la posizione elevata ti spinge a curiosare tetti e balconi dei palazzi del centro.

Per chi soffre di vertigini – come la sottoscritta – la terrazza panoramica è delimitata da inferriate che regalano quella giusta sensazione di sicurezza tale da permetterti di ammirare il panorama senza troppi patemi.

Vista dalla terrazza sommitale della Torre degli Asinelli

Sulla cime di questa torre trova luogo uno dei segreti di Bologna o, per meglio dire, una delle leggende della città.

Per i più superstiziosi, invece, esiste anche la credenza che chi sale sulla cima della torre non riuscirà a laurearsi.

Per quanto riguarda il nome, si dice derivi dal nobile Gherardo Asinelli e che fu eretta dal diavolo nel tempo di una sola notte. Ho oramai perso il conto dei monumenti attorno ai quali ruota questa particolare credenza, anche se solitamente viene attribuita a ponti a schiena d’asino che sfidano la gravità.

Fortunatamente esiste anche una leggenda molto più romantica che punta a spiegare il nome nella torre.

Molto tempo fa, nelle campagne bolognesi viveva un uomo di umili origini che lavorava duramente come contadino per sfamare moglie e figlio. Ad aiutarlo nel suo arduo lavoro aveva solo due piccoli asinelli che trattava come membri della famiglia. Un giorno, questi due asinelli iniziarono a scavare nel mezzo di un campo fino a riportare alla luce un ricco tesoro che il contadino tenne a lungo nascosto. Una volta adulto, il figlio del contadino si innamorò di una fanciulla che però non poteva sposare in quanto – guarda caso – appartenente a una famiglia nobile. Il padre della amata, per prendersi gioco del povero figlio di un contadino, gli disse che avrebbe potuto sposare la figlia solo se avesse costruito la torre più alta di tutta Bologna. Il ragazzo confidò questa beffarda sfida al padre, il quale donò con gioia al figlio il cosiddetto “tesoro degli Asinelli”; dopo 10 anni, la costruzione fu portata a termine e il giovane poté finalmente sposare la sua amata.

Per risalire la Torre degli Asinelli è necessario pagare un biglietto di 5€ e prenotare l’ingresso, anche con diversi giorni di anticipo in caso di visita nel weekend. La risalita avviene in piccoli gruppi ogni 15 minuti, con un quarto d’ora di tempo per stazionare nella terrazza panoramica sommitale.

Purtroppo anche questi due importanti simboli della città non sono più neanche avvicinabili. Da ottobre 2023 la Torre degli Asinelli non è più infatti – momentaneamente, si spera – visitabile per consentire un adeguato monitoraggio della adiacente Garisenda. Le torri sono state infatti transennate per impedire la circolazione all’interno dell’area e meglio analizzare le anomale oscillazioni rilevate.

Torre Prendiparte

Per ovviare a questo temporaneo impedimento, avendo ugualmente una vista spettacolare sulla città – che non ha molto da invidiare a quella regalata dalla torre più alta – puoi optare per un’altra delle 24 torri sopravvissute dopo la sfrenata corsa al cielo.

La Torre Prendiparte, anche chiamata Torre Coronata, fu costruita nel XII secolo dalla famiglia Prendiparte e, con una dignitosa altezza di 60 metri, è seconda solo alla Torre degli Asinelli.

Grazie a un recente restauro conservativo, è possibile accedere e risalire i suoi 12 piani fino alla terrazza presente in cima. Da questa terrazza è possibile godere di una piena visuale sul centro della città, con le Due Torri a breve distanza: la foto panoramica iniziale l’ho scattata proprio dalla cima di questa torre.

Anche per questa torre, le prime rampe di scale sono molto agevoli da percorrere e conducono attraverso ambienti finemente ristrutturati e arredati, attualmente sfruttati anche come B&B di alta fascia (chiamato “Il Rifugio dei Prendiparte”). Dopo questo primo tratto, ricompaiono le solite scale in legno, solo molto più strette e ripide rispetto a quelle dell’altra torre. Ma della loro pendenza te ne accorgi soprattutto al momento della discesa, credimi.

Alcuni piani vennero un tempo utilizzati come prigioni: sulle pareti sono ancora presenti iscrizioni e graffiti di colore rosso lasciati dai prigionieri.

La Torre Prendiparte si affaccia sulla omonima piazzetta ed è visitabile solamente la domenica dietro prenotazione; il prezzo del biglietto è 10€.

A breve distanza da Piazza di Porta Ravegnana si trova un altro dei segreti di Bologna. Per scoprirlo devi percorrere Strada Maggiore fino a raggiungere il civico 26, tra antichi portici medievali e chiese. A un certo punto, sulla destra, ti troverai un portico diverso dagli altri: molto più alto e, in parte, costruito in legno. Molto probabilmente ci troverai persone ferme che scrutano il soffitto del portico e, di tanto in tanto, indicano dubbiosi o entusiasti col dito. Ecco, il segreto è proprio lì.

Ghetto Ebraico

Come ultimo luogo di visita all’interno delle mura cittadine, non potevo che parlarti di un altro dei segreti di Bologna. Per raggiungere questo luogo, puoi fare una piccola deviazione mentre percorri via dell’Indipendenza verso il centro, oppure – alternativa consigliatissima – farti una bella passeggiata che, dalla zona delle Due Torri, ti conduce attraverso il Ghetto Ebraico.

Costituitosi nel XVI secolo per accogliere la comunità ebraica della città, il Ghetto Ebraico di Bologna è un labirinto di pittoresche viuzze che conserva ancora la struttura medievale originaria.

La via che, molto probabilmente, percorrerai attraversando questo ex-ghetto è Via dell’Inferno, arteria centrale del ghetto alla quale confluiscono molte altre strette viuzze dai nomi altrettanto suggestivi e dagli edifici sempre dai colori che poco si scostano dalle sfumature del giallo e dell’arancione.

Gli ingressi al ghetto erano un tempo due, sorvegliati giorno e notte; di questi, solo uno è ancora oggi riconoscibile e consiste in un arco in pietra che conduce a Palazzo Malvasia, collocato in Via Zamboni. L’apice di questo “voltone” è decorato con un mascherone in arenaria dalla cui bocca, secondo una credenza popolare, si ritiene che i proprietari versassero fiumi di vino ogniqualvolta un membro della loro famiglia venisse eletto a Gonfaloniere.

Per approfondire tematiche inerenti a storia e patrimonio culturale ebraico, è consigliata la visita al Museo Ebraico di Bologna sito in Via Valdonica 1/5.

Oltre all’importanza storica che ricopre questo angolo di città, una passeggiata per i suoi stretti vicoli dai caratteristici portici è molto raccomandata per scoprire scorci alternativi e molto suggestivi di un medioevo ormai lontano.

Torresotto e Via Piella

Al termine di Via dell’Inferno, attraversa la piccola Piazzetta Marco Biagi e l’angusto portico, scorciatoia per raggiungere Porta Govese, anche detta Torresotto di Piella – uno dei solamente 4 giunti fino a noi – e scoprire l’ultimo dei segreti di Bologna di questo itinerario. Scalda lo smartphone – o la fotocamera, se preferisci – e preparati a scattare una delle vedute più instagrammabili della città.

Si tratta di una piccola “finestrella” sita in via Piella affacciata sul retaggio dell’antico fossato che circondava la città. Questa finestrella è diventata in pochi anni una delle attrazioni più fotografate e filmate di Bologna, tanto da arrivare a creare anche piccole code di turisti in attesa di poter guardare e scattare la foto più artistica.

Altri due punti dai quali osservare il canale nascosto sono Via Malcontenti e Via Guglielmo Oberdan, ma se proprio vuoi scovare un piccolo angolo segreto, fermati per una sosta caffè o un aperitivo da Opera Caffè e Tulipani in Via Alessandrini 7/a. Dalla sua piccola terrazza sul retro puoi avere una visuale davvero unica, credimi!

A questo punto la visita ai principali luoghi e monumento del centro di Bologna è terminata, ma rimane ancora da esplorare un altro luogo molto caro ai bolognesi.

SANTUARIO DELLA MADONNA DI SAN LUCA

Che sia di ritorno da un viaggio in treno o aereo, oppure da una gita fuori porta in autostrada, la comparsa della cupola del santuario della Madonna di San Luca sulla cima del suo colle fa sentire ogni bolognese a casa.

Quello di cui sto per parlarti non è quindi una mera destinazione turistica, o un luogo di culto qualunque, ma un vero e proprio punto di riferimento per i bolognesi.

Il Santuario della Madonna di San Luca, o semplicemente “San Luca” per i bolognesi, è un luogo di culto situato sul Colle della Guardia, a circa 600 metri di altitudine.

Secondo varie fonti, il santuario venne edificato nel XII secolo su richiesta diretta al pontefice Celestino III da parte di una donna benestante, la quale voleva un luogo di culto proprio su quel colle. Alla fine del secolo, il vescovo di Bologna interrò la prima pietra, direttamente donata dal pontefice.

La struttura con la quale appare oggi risale però al XVIII secolo quando, grazie al consenso del Comune e alle donazioni di devoti benefattori, iniziarono i lavori di costruzione del santuario odierno, con la sua pianta circolare con bracci a croce greca e navata singola.

L’effige della Madonna arrivò in città verso la fine del XIII secolo, trasportata da un pellegrino greco che, secondo una leggenda, si recò erroneamente su uno dei colli di Roma e venne poi rimbalzato sul Colle della Guardia a Bologna. L’immagine venne affidata alle monache del convento che nel tempo si sono adoperate per adornarla con fiori e gioielli.

Nel XV secolo venne attribuito un miracolo a questa effige: dopo un periodo di forti e insistenti piogge, si decise di portare l’immagine della Madonna in processione fino al centro storico per chiederle di farle cessare. Siccome questo atto andò a buon fine, da allora, ogni anno a fine maggio questa processione si ripete.

La Basilica di San Luca si trova a circa 5 Km dal centro cittadino e può essere raggiunta in autobus, taxi oppure mediante il trenino turistico che parte da Piazza Maggiore.

Ma se vuoi vivere una esperienza da vero bolognese…ci devi andare a piedi!

La passeggiata che conduce a San Luca dura circa 1 ora e permette di percorrere il portico più lungo del mondo, quello che da Porta Saragozza risale ininterrottamente per 3,5 Km di lunghezza fino alla cima del Colle della Guardia. Questo portico, eletto a Patrimonio dell’Umanità da UNESCO nel 2021, conta 666 archi, ciascuno contrassegnato da un numero progressivo: i primi 306 archi collegano Porta Saragozza all’Arco del Meloncello, mentre i restanti sono inerpicati sul tratto collinare della camminata. Il tratto di portici che si estende in pianura intercetta una galleria ottocentesca che raggiunge la Certosa, ovvero il cimitero monumentale di Bologna, situato a breve distanza dal limitare del centro urbano. Il tratto di portici collinare è intervallato da 15 piccole cappelle illustranti il mistero del rosario.

Basilica della Madonna di San Luca

Se hai a disposizione 2 giorni per la visita della città di Bologna, la risalita a piedi fino al santuario è una attività da non perdere, anche solo per vedere quanto questi portici siano abitualmente frequentati dai cittadini. E mentre starai sputando un polmone lungo il tratto di scalinata più arduo, ci sarà sempre una simpatica vecchietta che ti sorpasserà senza batter ciglio e ti farà sentire atletico come un bradipo imbalsamato.

Per ottimizzare i tempi, e risparmiare qualche euro, se preferisci tornare nel centro città con il trasporto pubblico, devi prima prendere il piccolissimo autobus numero 58 e scendere alla prima fermata che incontri dopo l’Arco del Meloncello. Qui devi poi cambiare autobus e prendere il numero 20 fino alla fermata D’Azeglio (10 fermate) per proseguire poi a piedi.

La fermata dell’autobus 58 si trova vicino al capolinea del trenino turistico; se invece hai fatto la risalita a piedi, lasciandoti alle spalle la Basilica, per raggiungere la fermata devi attraversare i giardini e proseguire dritto lungo il breve viale di ingresso in discesa.

I 7 SEGRETI DI BOLOGNA

La città di Bologna non custodisce solamente meraviglie della architettura medievale e prelibatezze culinarie: tra le vie del centro si nascondono anche segreti che sapranno stupirti e divertirti.

Ecco di seguito i famosi 7 segreti tutti da scoprire in una visita a Bologna.

1. Il Nettuno e la maliziosa prospettiva

Piazza del Nettuno, una piccola piazza che si continua con la centralissima Piazza Maggiore, cuore pulsante di Bologna: è in questo spazio pubblico che si cela il primo dei segreti della città del quale voglio parlarti.

Una volta percorsa Via dell’Indipendenza fino in fondo e aver preso posto al centro della piazza, dopo aver opportunamente ammirato i maestosi edifici che ti circondano, abbassa lo sguardo per passare in rassegna le pietre che compongono il pavimento della piazza. Il tuo obiettivo è trovare la pietra più scura di tutte, dal nome molto suggestivo, ovvero “Pietra della Vergogna”. Una volta trovata, posizionatici sopra e alza lo sguardo verso la statua del Nettuno.

Per sfuggire ai rigorosi dettami imposti dalla chiesa cattolica in quell’epoca, anche per quanto riguardava le opere scultoree, per riuscire nel suo intento artistico lo scultore Giambologna progettò la statua del Nettuno ricorrendo a un curioso gioco di prospettiva. Osservando la statua dalla prima citata “Pietra della Vergogna”, infatti, quello che normalmente verrebbe osservato come il pollice della mano sinistradel Nettuno potrebbe, come dire, essere interpretato come tutt’altro.

A oggi non si è però ancora capita la vera ragione che portò questo costruttore a escogitare questo stratagemma.

Possiamo solo limitarci ad ammettere quanto il Giambologna sia stato astuto.

2. Un inaspettato telefono senza fili

Il secondo segreto di Bologna si trova letteralmente a due passi da Piazza Maggiore; più precisamente, per scoprire questo piccolo segreto devi addentrarti nel passaggio che si trova sotto al Palazzo del Podestà e arrivare sotto a una volta in pietra.

A questo punto, prendi il tuo compagno o la tua compagna di viaggio e posizionalo, con il viso rivolto al muro, in uno dei quattro angoli che delimitano questa volta in pietra e chiedigli di parlare – a voce non troppo alta. Una volta accertata la presenza di qualcuno a uno degli angoli, mettiti nella stessa posizione ma all’angolo diametralmente opposto. Da qui, sentirai con chiarezza le sue parole e potrai anche rispondergli.

Se stai visitando Bologna in solitaria, aspetta che passi qualche turista (che tanto qualcuno che passa e si ferma ci sarà sempre) e chiedigli di prestarsi al gioco.

Il cosiddetto “voltone” del Podestà è un elemento architettonico considerato come capolavoro non soltanto per gli affreschi che ne adornano il soffitto. I costruttori escogitarono infatti una speciale struttura architettonica in grado di ricreare una sorta di telefono senza fili, grazie al quale è possibile comunicare da un angolo all’altro della struttura senza far sentire alcuna parola ai passanti – ovviamente se non si parla a voce troppo alta, altrimenti ti sentirebbe chiunque.

Se sei un amante dei complotti, mi dispiace informarti che questo telefono senza fili non è stato creato per sette segrete con loschi fini: serviva bensì ai frati per confessare i lebbrosi limitando il rischio di contagiarsi.

Questo “telefono senza fili” può essere sperimentato in poche altre strutture in giro per il mondo, quindi non perderti questo impressionante effetto speciale in una visita a Bologna.

3. I cocci nascosti

Piuttosto che un vero e proprio segreto, questa è più che altro una leggenda che viene tramandata nel tempo nonostante tutti sappiano che non esiste realmente – un po’ come Babbo Natale insomma.

Questo segreto si trova a circa 97 metri dal suolo…Esattamente! Proprio in cima alla Torre degli Asinelli. Secondo questa leggenda, da qualche parte sulla cima di questa torre, si nasconderebbero i cocci di un vaso rotto che però, finora, nessuno è ancora riuscito a trovare.

Sempre legata alla Torre, esiste una credenza a metà fra la leggenda e la superstizione: come in molte altre città italiane, anche a Bologna esiste un misticismo che associa la mancata conclusione degli studi universitari a un luogo. Essendo la tanto amata torre uno dei simboli più amati dai bolognesi, la superstizione di turno non poteva che essere ambientata proprio qui.

Piccolo spoiler: sono risalita in cima alla torre prima della mia laurea ed è andato tutto molto bene, quindi – lettore universitario – cerca di vederlo come gesto di buon auspicio e non di sciagura accademica.

Che tu decida di andare a caccia o meno di ogni segreto o leggenda di Bologna, il mio consiglio è di salire quei gradini per vivere questa esperienza unica di vedere la città dall’alto – quando sarà nuovamente consentito l’accesso al pubblico, ovviamente.

4. Una preziosa reliquia

All’interno di Palazzo della Mercanzia, proprio a due passi dalle Due Torri e da Piazza Maggiore, viene custodita la reliquia più sacra al mondo: la tagliatella o, per meglio dire, la sua esatta misura.

Nel 1972, presso questa Camera di Commercio, la Delegazione bolognese dell’Accademia della Cucina italiana depositò la esatta misura standard di questa tradizionale pasta all’uovo bolognese: 8 millimetri di larghezza – che corrispondono alla 12.270ª parte della Torre degli Asinelli – che equivale a circa 7 mm da cruda.

Ok, forse non sarà la reliquia più sacra al mondo, ma per i bolognesi la tagliatella è talmente sacra e preziosa da diventare addirittura una reliquia aurea conservata all’interno di una teca.

Purtroppo il palazzo non è accessibile liberamente: per poterla ammirare si deve partecipare a una visita guidata al Palazzo della Mercanzia.

Ma cosa ci fanno tutte quelle persone impalate col naso all’insù sotto a quel portico? Questo è stato il mio unico pensiero la prima volta che sono passata in Strada Maggiore 26, totalmente ignara del fatto che proprio qui si nascondesse un divertente segreto.

Il segreto consiste in 3 frecce accidentalmente conficcate sotto al portico di legno di accesso a Corte Isolani. Tre frecce nascoste e davvero molto difficili da scovare.

Secondo la leggenda, una notte tre briganti si appostarono proprio sotto questo portico per una regolazione di conti con un signorotto bolognese che abitava nei paraggi. Essi attesero pazientemente a lungo di avere a tiro il loro obiettivo. Ma nell’istante in cui stavano per scoccare una freccia dal loro arco, da un palazzo accanto si affacciò una fanciulla in abiti succinti. Distratti da questa improvvisa apparizione celestiale, i tre briganti scoccarono le loro frecce in direzioni diverse facendo inevitabilmente fallire il piano.

La spiegazione di come ci siano finite lì è una leggenda e, come tale, soggetta a diverse versioni. Per esempio si racconta che l’obiettivo dei tre arcieri fosse la moglie adultera di un marito vendicativo; tanto astuta quanto bella, ella fece accidentalmente cadere le proprie vesti distraendo i propri sicari e facendo fallire il piano.

Aldilà di donne in abiti succinti e tradimenti, taluni ritengono che le tre frecce siano state volutamente conficcate sul soffitto da giovani burloni per deturpare il minuzioso lavoro di restauro di Casa Isolani del XIX secolo.

Che in queste leggende ci sia o meno una versione veritiera, conficcate nel soffitto di legno di questo altissimo portico ci sono realmente delle frecce. Per quanto mi sia impegnata nel cercarle tutte e tre, purtroppo sono riuscita a individuarne solo due. Lascio a te l’ardua impresa di scorgerle tutte!

6. La “Piccola Venezia” bolognese

Trovandosi sul limitare della seconda cerchia di mura erette a protezione della città nel XII secolo, puoi già avere una vaga idea di cosa aspettarti dal segreto di Via Piella.

A partire dal III secolo, la protezione della città di Bologna venne progressivamente fortificata dalla costruzione di ben tre cerchia di mura. Se c’è una cosa che tutti noi ricordiamo dalle scuole elementari – oltre al sistema medievale basato sulla gerarchia vassallo, valvassore e valvassino e alle piene annuali del fiume Nilo col limo fertilizzante – è che le cerchie murarie erano sempre accompagnate da un fossato, magari ricolmo di acqua.

Ed è proprio il retaggio dell’antico fossato che lambiva questa seconda cerchia di mura, chiamato Canale delle Moline, il segreto più “social media friendly” di Bologna. Questo angolo di città attira effettivamente molti più curiosi e turisti di quanto si possa immaginare.

In corrispondenza dei numeri 16-18 di Via Piella esiste infatti una cosiddetta Finestrella di Via Piella, affacciandosi alla quale è possibile osservare uno scorcio inaspettato di Bologna, definito come la “Piccola Venezia”.

La attrazione però non è sempre al massimo dello splendore: al pari delle maree della Normandia o dello spettacolo della aurora boreale – e qui mi sono davvero sprecata coi paragoni – il Canale delle Moline non sempre si presenta come si vorrebbe, ovvero un canale con dell’acqua. Prima di vistare questo luogo, quindi, giusto per non rimanere delusi, è meglio informarsi sulla presenza o meno di acqua…Come? Via social, ovviamente!

7. Pane, canapa e vino

L’ultimo segreto di Bologna consiste in una scritta. Una scritta fra tante scritte. Una scritta fra tante scritte riportate sul soffitto di un portico.

E tu dirai: ma che segreto è? Eh, bella domanda.

Più che un segreto, mi viene da dire sia una curiosità storica; ma i segreti sono 7 e – inscindibili esattamente come le note musicali – li devo elencare tutti.

All’incrocio tra via dell’Indipendenza e via Rizzoli si trova Casa Stagni, un edificio del XV secolo in stile Liberty chiamato “Canton de’ Fiori”. La particolarità di questo edificio è che, nel XIX secolo, il suo portico quattrocentesco venne arricchito di elementi architettonici tardo gotici e rinascimentali e di alcuni dettagli decorativi.

Sulla volta del soffitto del portico di Casa Stagni sono riportate infatti diverse scritte e, tra queste scritte, viene riportata la tanto segreta frase “panis vita, canabis protectio, vinum laetitia” che significa semplicemente “pane è vita, canapa è protezione, vino è allegria”. La stessa frase viene riportata anche con tasselli bianchi di mosaico nella pavimentazione del portico stesso.

Il segreto, o per meglio dire la curiosità, si cela dietro quel “canabis protectio” che altro non vuole che fare onore alla canapa e al suo commercio, che ha reso tanto ricco il settore agricolo bolognese. Da quando ho memoria, mi ricordo che i ricordi di infanzia di mia nonna iniziavano spesso con la frase “Quando lavoravo la canapa…”. Ma come ogni frase criptica, taluni preferiscono interpretarla osservandola da una prospettiva diversa, ovvero dalla prospettiva dell’effetto analgesico e sedativo derivante dal suo utilizzo medico.

Anche se questo curioso segreto non pare molto avvincente, il Canton dè Fiori rimane un meraviglioso palazzo da ammirare sia da sotto la volta del portico che dalla Piazza del Nettuno, con le sue decorazioni e i suoi dettagli in liberty bolognese.


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